Una breve meditazione per te...



“Quando Dio creò l’uomo mise in lui un seme celeste, una sorta di capacità più viva e più brillante di una scintilla, perché illuminasse il suo spirito e gli desse il discernimento tra il bene e il male. Lo chiamiamo coscienza, che è la legge innata.”  (San Doroteo di Gaza)

 

La coscienza dice che vi è in noi una certa capacità insieme cum scientia, “con la consapevolezza”. Ha la sua funzione in caso di decisioni morali personali. Ma l’espressione si è evoluta nel corso della storia. Ciò che oggi chiamiamo coscienza, si indicava originariamente con la parola cuore. Seneca parla di uno spirito che dimora nell’uomo, “che osserva e registra le buone e le cattive azioni”.

Secondo Filone è Dio che lo ha messo nell’uomo. Si manifesta con una sorta di parola interiore che ci parla . E’ la voce di Dio stesso, che parla all’uomo che ha creato. Dunque la voce della coscienza è la prima e fondamentale fonte della rivelazione. Per Adamo in Paradiso era sufficiente, non aveva bisogno di una legge critta. Quella voce fu assordata dal peccato. Perché la coscienza si risvegliasse nuovamente, Dio inviò alla gente i profeti, che parlavano e scrivevano.

La Sacra Scrittura non serve quindi a “sostituire” la coscienza con la legge, ma a raffinarla con lo spirito divino, che poi inizia nuovamente a parlare forte e distintamente. “Nessuna forza al mondo la soffocherà, fino alla tomba i tristi suoi pensieri sussurrerà”.

La coscienza non serve solo ad accusarci del male, ma soprattutto a invitare al bene colui che ha imparato ad ascoltarla. In Oriente l’ascolto attento a questa voce viene detto “ preghiera del cuore”. Si mette l’accento sul fatto che si tratta davvero di una voce interiore. In questo si differenzia radicalmente dalle tentazioni, dalle ispirazioni verso il male, che vengono “dall’esterno”, hanno il carattere di qualcosa di estraneo all’uomo.

Lo Spirito Santo, che parla nella nostra coscienza, appartiene a noi, perché noi siamo l’immagine di Dio. Se dunque ascolteremo la sua voce, sentiremo anche noi stessi e, obbedendo, diverremo più liberi.

Tomas Card. Spidlik